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Il leader dei 5Stelle in difficoltà sul Board of Peace. Tajani a Washington: qui per la ricostruzione di Gaza
Il giorno dopo l'assalto delle opposizioni ad Antonio Tajani sul Board of Peace, la domanda rimbalza tra gli addetti ai lavori dei Palazzi romani: "Perché Giuseppe Conte stavolta ha lasciato il palcoscenico a Elly Schlein?" È il "giallo" della sedia vuota del presidente del M5s. Intanto il ministro degli Esteri è pronto a partire alla volta di Washington dove rappresenterà l'Italia al tavolo dell'organismo voluto da Donald Trump. Ma, nonostante il ricompattamento di tutte le opposizioni contro il progetto del tycoon cui l'Italia parteciperà in qualità di Paese osservatore tra Camera e Senato continuano le speculazioni sul dualismo all'interno del campo largo. E, così, ci si chiede come mai Conte, sempre solerte a prendersi la scena a scapito della leader dei dem, abbia scelto di passare la mano. È toccato, infatti, a Schlein il compito di attaccare a testa bassa l'esecutivo sul Board of Peace. Mentre, per il M5s, è stato il capogruppo alla Camera Riccardo Ricciardi a scoccare dardi all'indirizzo di Tajani. Uno scenario che, in diverse altre occasioni campali in Parlamento, avevamo potuto osservare a parti invertite. Conte in prima linea, Schlein dietro le quinte. Invece, martedì, è stata la segretaria la protagonista, con tanto di sorrisi sfoggiati in Transatlantico per festeggiare l'unità del centrosinistra (più Azione) contro il Board of Peace. Il dubbio di una presunta retromarcia, ingranata per non porsi frontalmente in contrapposizione a Trump, lo insinuano anche i riformisti del Pd, mai teneri con le posizioni dell'avvocato di Volturara Appula in politica estera. "Conte sull'Ucraina ha sempre sposato la linea di Trump", ricordano le malelingue. E ora le ipotesi su una "fuga" dal pressing contro il Board of Peace.






