PADOVA - «Io voglio sciare». A garantirgli che lo farà in sicurezza, nonostante abbia la sindrome di Brugada, malattia elettrica delle cellule cardiache che predispone all’arresto cardiaco aritmico in assenza di alterazioni strutturali, è il defibrillatore sottocutaneo (ICD) che a dicembre gli è stato impiantato nell’ascella. Ma a dargli l’opportunità di gareggiare a livello agonistico è il certificato di idoneità sportiva che per la prima in Italia è stato rilasciato a un atleta con il dispositivo salvavita. A Padova, infatti, è stato metaforicamente superato il “muro del suono” della Cardiologia nazionale dello sport autorizzando uno sciatore veneziano 17enne a continuare a cimentarsi con discesa e slalom gigante e puntare alle Olimpiadi.
E dopo il posizionamento del device a gennaio ha collezionato vittorie a livello regionale e nazionale nella sua categoria. La notizia aprire ora scenari finora impensabili in ogni disciplina, in primis il calcio, perché il caso dello sciatore veneto è paragonabile per esempio a quelli di Edo Bove, centrocampista tornato in campo sabato nella Championship inglese perché qui non può giocare dato che pure a lui è stato messo il defibrillatore perchè il suo cuore si era fermato durante Fiorentina-Inter. E lo stesso vale per il ciclista Sonny Corbelli, in attesa del via libera per tornare in sella.






