La violenza politica diventa terreno di scontro alla Camera dove maggioranza e opposizione si scagliano accusa reciproche.

Il casus belli è la commemorazione in Aula di Quentin Deranque, il militante nazionalista ucciso a Lione. "Vediamo in quest'Aula crescere la violenza verbale di giorno in giorno", in questo modo "si incita alla violenza a chi è fuori da questa Aula", punta il dito il leghista Paolo Formentini. "La politica non dovrebbe nutrirsi del sangue", ribatte a tono la pentastellata Enrica Alfano. Mentre da Avs, in un successivo intervento, Angelo Bonelli denuncia "le gravissime minacce di morte" ricevute negli ultimi giorni da lui e da Nicola Fratoianni. "Gravissimo leggere di leader di partito che mettono il simbolo di Avs sopra l'immagine dell'efferato omicidio di Quentin" e "mi riferisco anche al ministro Salvini", esordisce Bonelli nell'emiciclo di Montecitorio. Così, "rischiamo di diventare bersagli", l'accusa.

Il deputato verde sventola in Aula le carte: "Questa è una lettera che mi è stata recapitata" con "l'immagine di mia moglie e mia figlia" e "l'indirizzo di casa". "Quest'altra è arrivata pochi giorni fa, legata agli scontri di Torino" e recita "'prenderemo a martellate i vostri figli, vi spareremo in testa'". Infine un messaggio arrivato anche a sua sorella: 'Quel lurido maiale di tuo fratello, lo appenderemo a piazza Maggiore a Bologna a testa in giù e gli staccheremo quella testa di merda'". Parole pesanti che rimbombano nella Camera assieme alla richiesta di un'informativa del ministro Piantedosi sulla violenza politica che arriva da più parti. "Nessuno della Democrazia Cristiana, partito di governo, provò ad abusare dell'etichetta di Brigate Rosse per criminalizzare i partiti della sinistra. Io credo che questa lezione vada imparata", l'affondo del dem Federico Fornaro, che esprime piena solidarietà al collega di Avs. Dalla maggioranza, Martina Semenzato di Noi Moderati avverte a sua volta: "La violenza si deve contrastare senza ambiguità, altrimenti si diventa complici". E Augusta Montaruli (FdI) chiede un "atto aggiuntivo di presa di distanza, di condanna unanime" per l'uccisione del giovane Quentin: "Un fatto che non è molto distante da altri episodi che fortunatamente non hanno avuto lo stesso epilogo, ma che vedono in sé il medesimo germe di violenza e di odio politico".