Le sempiterne preoccupazioni per le “minacce alla privacy e alla (cyber)security” , riferisce Politico.eu, avrebbero indotto i tecnici del Parlamento Europeo a disabilitare da remoto le funzionalità basate su intelligenza artificiale degli strumenti in uso a parlamentari e collaboratori. Nello specifico, la decisione sarebbe stata assunta per via dell’incerta quantità e qualità di informazioni che sarebbero inviate alle piattaforme cloud che gestiscono i servizi.
Una scelta più simbolica che efficace
Che la misura serva a poco lo sanno gli stessi tecnici del Parlamento Europeo, visto che invitano i destinatari della “misura di sicurezza preventiva” a non usare queste funzionalità sui propri strumenti personali, e dunque non controllati centralmente.
Il messaggio è chiaro, evitate di vanificare il nostro intervento, facendo circolare le informazioni al di fuori del nostro controllo. Ma è altrettanto chiaro che questa speranza sia soltanto una pia illusione. I vantaggi derivanti dall’uso di strumenti che alleviano la fatica di pensare e di capire argomenti complessi sono talmente tanti da rendere altamente improbabile che, di colpo, i parlamentari europei smetteranno di servirsene “per garantire la sicurezza”.






