La sentenza di un tribunale civile del distretto di Milano che nega l'addebito della separazione a un uomo che avrebbe avuto comportamenti minacciosi e violenti nei confronti della moglie e dei figli

Segui Il Giornale su Google Discover

Scegli Il Giornale come fonte preferita

Il maltrattamento è frutto di percezione? O esiste in quanto tale, nonostante le vittime di comportamenti connotati da violenza non lo “sentano” come tale? Secondo una sentenza del Tribunale civile del distretto milanese, sezione famiglia, la risposta è sì alla prima domanda e no alla seconda.Fanno pensare le parole usate dai giudici specializzati che hanno deciso di rigettare la richiesta di addebito della separazione al marito di una donna di neanche cinquant'anni, con due figli avuti da una precedente relazione e un terzo nato dall'unione con l'attuale ricorrente. È bene precisare che l'uomo era stato "archiviato" dai maltrattamenti come si legge in sentenza, nonostante nello stesso atto vengano citati dei passaggi delle dichiarazioni della figlia maggiore di lei che riferisce di condotte violente. La ragazza, oggi ventenne, ha parlato di comportamenti poco consoni anche nei confronti del fratello minore e l’utilizzo di espressioni minacciose come ad esempio l'uomo avrebbe detto al ragazzino: “Te le spezzo quelle mani, ti rompo la testa, ti spacco le ossa, occhio che ti distruggo”. Dopo che avevano sentito in televisione la notizia di una donna che era stata uccisa dal compagno, l’uomo si sarebbe rivolto, nel racconto della giovane, in questi termini alla moglie: “Questo succede alle rompicoglioni, a quelle che fanno determinate cose.” Ancora: “Fare sparire una moglie piuttosto che pagarla a vita.. occhio.. tu ti stai comportando bene? .. vedi cosa succede alle rompicoglioni”.