Austin. Capitale tecnologica del Texas. Nel 2014 MacKenzie Price, ex broker finanziario, crea una ‘microschool’ nel garage di casa sua. Lo fa per i suoi figli e alcuni vicini, tutti insoddisfatti dei programmi scolastici delle scuole pubbliche locali. Un anno dopo Joe Liemandt, miliardario del software e amico di Price, va a cena a casa sua. Si fa raccontare il progetto. Condivide l’odio per l’istruzione pubblica. Sa che è un sentimento diffuso. Fiuta l’affare. Fare di quel garage una startup, nel tipico stile della Silicon Valley. Porta capitali e mentalità imprenditoriale. Nasce Alpha School. Una scuola dove si insegna con metodi alternativi. L’ultimo, quello che ne ha decretato il successo, è l’insegnamento con le IA generative. Niente insegnanti. Solo software.

Un progetto discusso. Sostenuto da Trump

Alpha School è un caso piuttosto discusso negli Stati Uniti. Da sei mesi almeno, da quando ha esteso la sua rete di scuole in tutti gli stati; da quando l’IA generativa è diventata il cuore, meglio, il motore degli insegnamenti; ma soprattutto da quando Donald Trump l’ha sostenuta come valida alternativa alle scuole. Ma l’attenzione mediatica ricevuta ha anche portato diversi media che si occupano di tecnologia a provare a capire meglio come funziona l’IA docente. Cosa insegna, come lo insegna e che effetto ha sull’apprendimento.