NEW DELHI - L’India AI impact summit in programma fino a venerdì a New Delhi sta facendo convergere sulla capitale indiana i vertici di tutte le maggiori società dell’Intelligenza artificiale, investitori e capi di Stato in un evento che catalizzerà gli sforzi indiani per dare un ruolo meno periferico alla democrazia più popolosa del pianeta in un settore che fino a oggi è stato dominato da Stati Uniti e Cina.
Sul versante corporate, gli ospiti più attesi sono i ceo di Alphabet Sundar Pichai, di OpenAI Sam Altman, di Anthropic Dario Amodei, di Google DeepMind Demis Hassabis e di Qualcomm Cristiano Amon, oltre al presidente di Microsoft Brad Smith. Il nome più altisonante tra quelli locali è quello dell’uomo più ricco dell’Asia, il presidente di Reliance Mukesh Ambani. Mentre sul fronte della politica, oltre al padrone di casa Narendra Modi, ci saranno una ventina di capi di Stato e di governo tra cui il presidente francese Emmanuel Macron, che sarà a Delhi per un bilaterale, e il suo omologo brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva.
La diplomazia di New Delhi lavora da anni al progetto di fare dell’India la voce del cosiddetto Sud globale al tavolo delle grandi potenze mondiali e, proprio in quest’ottica, il governo del premier Narendra Modi non sta lesinando sforzi per rimarcare la differenza tra il summit iniziato ieri, il primo a svolgersi in un Paese in via di sviluppo, e quelli di Bletchley Park (fuori Londra), Seul e Parigi che lo hanno preceduto. «Il tema del vertice – ha scritto il primo ministro indiano su X – è welfare per tutti, felicità per tutti, in linea con il nostro impegno comune a sfruttare l’intelligenza artificiale per un progresso che ponga al centro l’uomo». Uno smarcamento che non potrebbe essere più visibile dall’edizione dello scorso anno, destinata a venire ricordata per il monito contro gli eccessi regolatori del vicepresidente degli Stati Uniti J. D. Vance.










