La buona notizia, quella incoraggiante, è che Iran e Stati Uniti avrebbero raggiunto un’intesa sui principi fondamentali per provare a raggiungere un nuovo accordo sul programma nucleare. Almeno così ha reso noto il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. Quella meno buona è che questi principi fondamentali sembrano avere ancora forme e gerarchie diverse a seconda di chi li interpreta. Sono quindi ancora approssimativi.
Il secondo round di negoziati indiretti tra Iran e Stati Uniti, tenutosi ieri a Ginevra e mediato dall’Oman, sembra aver sventato la minaccia di un’imminente operazione militare americana in Iran, nonostante il Pentagono continui a inviare nuove forze aeree nella regione (ieri altri 50 aerei da combattimento).
Stati Uniti e Repubblica islamica dell’Iran si rivedranno per un terzo round di negoziati. La data e la località sono ancora da definire.
Da scaltro diplomatico qual è, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha posto l’accento sui progressi e messo in ombra i punti critici: «Abbiamo potuto raggiungere un ampio accordo su un insieme di principi guida, sulla base dei quali avanzeremo e inizieremo a lavorare sul testo di un potenziale accordo», ha dichiarato alla televisione di Stato, definendo la nuova sessione di colloqui «più costruttiva» rispetto a quella del 6 febbraio in Oman. «Questo non significa che raggiungeremo presto un accordo», ha dichiarato, «ma il percorso è iniziato».












