Roma, Italia – Dopo Niscemi, l’evidenza ha preso il sopravvento: non è più il caso di negare l’esistenza di un'emergenza molteplice, che per l'Italia va dal dissesto idrogeologico agli eventi meteo estremi potenziati dal riscaldamento globale. Anche i più scettici, oggi, fanno i conti con gli effetti di frane, incendi, aumento della temperatura superficiale e dei nostri mari. Fenomeni per molto tempo definiti “eccezionali”, ora destinati a costituire la nuova normalità. Raccolta di dati, analisi tempestive e modelli tecnologici predittivi possono però aiutare a prevenire o mitigare le conseguenze di simili accadimenti.Nasce il Sistema integrato di monitoraggio e previsioneCon il Sistema integrato di monitoraggio e previsione (Sim), lanciato mercoledì 11 febbraio a Roma, il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica prova a fare la sua parte in questo senso. Il Sim, iniziativa unica in Europa, è una piattaforma digitale alimentata dai dati inseriti da enti pubblici, regioni e forze dell’ordine, oltre che da quaranta amministrazioni comunali e più di tremila fonti tra banche dati territoriali, centri di ricerca e imprese specializzate.Questo bacino di informazioni servirà soprattutto alle istituzioni stesse per agire in vari ambiti: dalla gestione delle emergenze al sostegno nei confronti della Protezione civile, passando per lo sviluppo dell’agricoltura di precisione (ovvero l’approccio alla coltivazione che si serve di tecnologie avanzate per ridurre gli sprechi e ottimizzare la produzione), il monitoraggio dell’inquinamento marino e litorale, l’individuazione di illeciti ambientali, il controllo di incendi sul territorio nazionale e la prevenzione dei rischi derivanti dall’instabilità idrogeologica.Italia 2050 è il nuovo format dedicato a immaginare come sarà il nostro paese a metà secolo. Il primo appuntamento è dedicato alla temperatura media, grazie al supporto del Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climaticiTutta l'Italia, a rischio franaUn punto chiave, quest’ultimo, per la tutela della vita e della salute di cittadine e cittadini. Anche perché, come raccontato su Wired, secondo Carla Iadanza, ricercatrice di Ispra, oltre il 94% dei comuni italiani ha “almeno un’area classificata a pericolosità da frana elevata o molto elevata”. A rischio, dunque, non sono soltanto le aree del Sud Italia più duramente colpite dal ciclone Harry, ma tutto il Paese.Oltre alle istituzioni, anche alcuni soggetti privati (concessionari di servizi, gestori di infrastrutture critiche, centri di ricerca e imprese) potranno beneficiare dei dati caricati sul Sim, seppur con qualche limitazione. Come spiegato nell’ambito della presentazione di questo ecosistema digitale, infatti, le modalità di accesso ai dati saranno “differenziate in funzione del profilo dell’utente e del livello di autorizzazione”.Il governo sembra riporre grandi speranze nel progetto. Tanto che, in un breve punto stampa con i giornalisti a margine dell'evento di lancio della piattaforma, il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin spiega che, se il Sim fosse stato già attivo, "probabilmente" sarebbe stato possibile evitare il dramma di Niscemi o, quantomeno, prevederne l'arrivo.La capacità di previsione affidata all'AILa piattaforma Sim è stata sviluppata da Leonardo e DXC Technology Italia, aziende partner del progetto, insieme ad altre trenta imprese specializzate. È già possibile visitarla sul sito del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e si presenta come una classica mappa interattiva, alimentata dai dati inseriti e conservati nell'infrastruttura cloud del Polo strategico nazionale.Il monitoraggio dei mari e dei territori sarà affidato al lavoro di sensori, droni e satelliti capaci di registrare i cambiamenti in corso. Il processo di integrazione delle informazioni raccolte per disegnare il quadro complessivo e aumentare quindi le capacità predittive, sarà affidato all'intelligenza artificiale (AI).L'AI dovrà essere di aiuto anche nella realizzazione di tutti quegli obiettivi del Sim che vanno subito oltre il controllo dei fenomeni atmosferici. Parliamo della conservazione sicura dei dati; del superamento della frammentazione dei sistemi di monitoraggio territoriali già esistenti; dell'implementazione dei modelli di elaborazione dati; della cooperazione tra istituzioni per consentire il buon funzionamento dell'ecosistema; della promozione del modello anche a livello internazionale.500 milioni di euro sono pochi, rispetto ai danniPer la messa a punto del Sim sono stati spesi 500 milioni di euro. Tutti fondi del Piano nazionale di ripresa e reslienza (Pnrr). La metà delle risorse servono a potenziare strumentazioni e reti di monitoraggio; 35 milioni verranno impiegati per la raccolta dati; altri 35 milioni andranno alla lotta attiva agli incendi e 180 milioni saranno investiti in progettazione e infrastrutture digitali.Questi fondi, però, sono un investimento iniziale. I milioni stanziati non rappresentano infatti una cifra definitiva perché, come spiega il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione tecnologica Alessio Butti, “una piattaforma si nutre di dati e di innovazione tecnologica” che, per progredire, ha sempre bisogno di nuovi investimenti.Come afferma il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le politiche di Coesione Tommaso Foti, i fondi del Sim si aggiungono agli altri già stanziati dal governo per il dissesto idrogeologico.Su tutti, si tratta di “1200 milioni per il dissesto e 290 milioni per l'alluvione in Emilia Romagna" della primavera 2023. Ci sono poi le risorse previste dal Fondo di Coesione dell'Unione europea: “due miliardi e trecento milioni già assegnati alle regioni”, di cui “soltanto un miliardo e ottocento milioni” già inseriti in programmi di spesa. Inoltre, “a fronte di tre miliardi e 300 milioni di euro” del Fondo di Sviluppo e Coesione italiano, “abbiamo degli impegni per 550 milioni e spese per 64 milioni”. Secondo il ministro Foti, insomma, il vero problema non è la ricerca di fondi, ma "la capacità di spesa”.Dalla frana di Niscemi a quella di Petacciato fino ai dati Ispra sul dissesto idrogeologico: perché quasi tutti i comuni italiani hanno aree a rischio e come si può provare a fermare una delle più grandi frane d’Europa
Si può evitare una nuova frana come Niscemi? Sì, per il governo che ha lanciato un sistema di monitoraggio e previsione
Con il Sistema integrato di monitoraggio e previsione (Sim), il ministero dell'Ambiente e della Sicurezza energetica punta a prevenire i futuri disastri ambientali








