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18 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 8:08
“Non sempre in Italia nella sanità pubblica le terapie riabilitative per il percorso di acquisizione di autonomie per minori con sindrome di Down sono garantite a tutti gli aventi diritto”. A dirlo a ilfattoquotidiano.it è Andrea Sinno, del Servizio di consulenza socio-assistenziale per l’Associazione italiana persone Down. Il percorso riabilitativo individuale è un servizio pubblico fondamentale per la qualità della vita delle persone con disabilità o malattie croniche e non è previsto un limite fisso legato all’età per avere riconosciuti tali cure ma si fa riferimento al raggiungimento degli obiettivi clinici.
Sono le linee guida del ministero della Salute a stabilire il percorso, scritto da un team multidisciplinare insieme alla famiglia. Fissa un piano di intervento aggiornato per garantire continuità delle terapie. Qui emergono le gravi differenze tra quello che indicano le linee guida, che ogni Regione recepisce a suo modo, e la realtà densa di tagli e interruzioni. Le cause sono ad esempio l’insufficienza di risorse economiche e il numero esiguo di professionisti in servizi terapeutici essenziali come logopedia, psicomotricità, educativa. A fronte di questi problemi le famiglie sono costrette a ricorrere al privato, pagando cifre rilevanti. Sinno spiega che “il Sud in generale è meno ‘strutturato’, la differenza è evidente a livello regionale, dove i tempi di attesa possono variare dai 30 giorni in Emilia-Romagna agli oltre 12-18 mesi in alcune province del Lazio o della Campania”. Criticità riscontrate un po’ ovunque, “anche in territori di Regioni virtuose, come la Toscana, la segnalata insufficienza numerica di neuropsichiatri nel Maremmano crea problemi, non solo per l’intervento clinico precoce, ma anche in ambito scolastico, per una corretta redazione del Piano Educativo Individualizzato”.







