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17 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 19:05

Non è stato un agguato né un regolamento di conti. È stata, secondo l’ultima ricostruzione investigativa, una tragica sequenza di errori e reazioni istintive a trasformare una battuta di caccia in una strage. Un colpo sparato per sbaglio, un altro per difesa, un terzo forse per panico. Così, nelle campagne di Montagnareale, il 28 gennaio scorso, tre cacciatori hanno perso la vita nel giro di pochi minuti. Dopo tre settimane di mistero e indagini serratissime, prende così forma la ricostruzione di quel che è successo quel giorno, prima del rinvenimento dei corpi senza vita dei tre uomini. Un mistero che da quella tragica mattina ha tenuto col fiato sospeso i Nebrodi.

Tutto comincia con un movimento tra i cespugli. L’82enne Antonio Gatani imbraccia il fucile e spara. Davanti a lui però non c’è un cinghiale, ma Giuseppe Pino, 44 anni. Il colpo lo uccide. Anche suo fratello Denis, di 26 anni, viene ferito e risponde al fuoco uccidendo Gatani. A quel punto interviene il quarto uomo, A.S. di 48 anni: spara anche lui e uccide il 26enne. Tre morti in pochi istanti: è questa la dinamica emersa dopo 20 giorni di indagini.