Non sono i pixel dello smartphone a rovinarci la vista, ma la combinazione tra sforzo ravvicinato e penombra di una vita che si svolge sempre di più al chiuso. Secondo uno studio del College of Optometry della State University of New York, pubblicato sulla rivista Cell Reports, la miopia sarebbe il risultato di un paradosso fisiologico: quando leggiamo o guardiamo un tablet in condizioni di luce scarsa, la nostra pupilla si restringe per mettere a fuoco, “oscurando” la retina e mandando in tilt lo sviluppo dell’occhio.

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L’ipotesi

“Questo studio offre una nuova ipotesi molto interessante sulla comprensione della progressione miopica”, commenta Francesco Calabrò, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Oculistica dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, Ospedale Monaldi di Napoli. “Negli ultimi anni abbiamo attribuito l’aumento della miopia quasi esclusivamente al tempo trascorso davanti agli schermi. In realtà, per la prima volta, il lavoro suggerisce che il vero fattore critico - aggiunge - potrebbe essere la combinazione tra un lavoro prolungato a una distanza ravvicinata e una bassa illuminazione dell’ambiente”.

Il meccanismo è puramente fisiologico. “Quando ci concentriamo su oggetti vicini in ambienti chiusi, la pupilla si restringe non per la luminosità, ma per rendere l'immagine più nitida”, spiega Urusha Maharjan, ricercatrice che ha condotto lo studio. “In una stanza poco illuminata, questo doppio gioco riduce drasticamente la quantità di luce che raggiunge la retina”, aggiunge. Il risultato? Una sorta di “carestia luminosa” che impedisce alle vie nervose dell’occhio di funzionare correttamente. L’occhio, non ricevendo segnali abbastanza forti, finisce per crescere in modo anomalo, allungandosi e diventando miope.