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17 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 18:28

Starsene al lavoro per dodici ore al freddo, in montagna, di notte, così da garantire il servizio di vigilanza nell’Area Rossa delle venues olimpiche. Dormire in una ex canonica di Longarone dentro un sacco a pelo, da volontari della Protezione Civile, dopo essersi occupati durante il giorno di viabilità, traffico e controllo delle strade. Sobbarcarsi lunghe trasferte per raggiungere le sedi ove prestare gratuitamente il proprio lavoro, per consentire il grande show del Circo Bianco. Trovare alloggio in un convento in Valtellina, con il riscaldamento al minimo, il cibo non propriamente invitante e perfino le coperte supplementari a pagamento, al termine di un turno da medico o infermiere nelle strutture sanitarie realizzate per atleti e spettatori.

I Codici etici sono bellissimi, poi c’è la realtà. Nei documenti le parole sono perfette, gli aggettivi collocati al posto giusto, gli impegni solenni vengono assunti davanti al mondo. Prendete Fondazione Milano Cortina 2026, il Comitato organizzatore dei Giochi Invernali. Dalla filiera delle buone intenzioni, che trova la sua origine nelle carte approvate dal Comitato Olimpico Internazionale, è scaturito il codice che porta la data del 21 luglio 2020, aggiornato quattro anni dopo, il 30 gennaio 2024. L’articolo 1 spiega che esso esprime “i nostri valori, principi e standard di condotta fondamentali” ed è stato “elaborato in conformità e in continuità con la Carta Olimpica, il Codice etico del Cio e relative norme di implementazione, nonché con le Raccomandazioni dell’Agenda 2020 e l’Agenda 2020+5 adottate dal Comitato Olimpico internazionale”.