L’offensiva statunitense contro Cuba non rischia di mettere in ginocchio solo l’isola, soffocata dalla crisi energetica legata al blocco della vendita di carburante, ma anche la sanità calabrese, tenuta in piedi anche grazie a quasi 400 doctores. Un programma che Cuba porta avanti da tempo, non solo con singole regioni, ma con interi Paesi, adesso finito nel mirino dell’amministrazione Usa che ha minacciato sanzioni per chi li assuma.

“Senza non potremmo coprire i turni”

Paraguay, Bahamas, Guyana, Antigua e Barbuda e Guatemala hanno già ceduto, “noi banalmente non ce lo possiamo permettere. Se vanno via i cubani possiamo iniziare a scavare le fosse comuni di fronte ai Municipi. Nei pronto soccorso calabresi, non si riuscirebbero neanche a coprire tutti i turni”. Infermiere dell’emergenza/urgenza e sindacalista di Usb, Vittorio Sacco non parla per sentito dire. Conosce le criticità della sanità calabrese, le vive sulla propria pelle, dai turni infiniti alle aggressioni, che – sottolinea – vanno lette alla luce della frustrazione provocata dalle lunghe attese inevitabili in un contesto di carenza strutturale di personale. È la piaga storica della sanità in Calabria, azzoppata da un debito monstre, contaminazioni mafiose e anni di “bilanci orali” – il copyright è della Corte dei Conti – impiccata a un commissariamento ultradecennale e a un piano di rientro che ha bloccato turnover e assunzioni. Risultato, ospedali vuoti, reparti chiusi o senza sufficiente personale per coprire tutti i turni.