Benoît Richaud è l'uomo del momento: alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 il coreografo francese è il più inquadrato dalle telecamere. Il motivo? Perché segue gran parte degli atleti del pattinaggio di figura. La sua onnipresenza a bordo pista, unita al continuo cambio di giacca in base alla nazione che segue in quella fase di gara, lo hanno trasformato in un personaggio perfetto per l'algoritmo dei social. A questi Giochi, Richaud segue 16 pattinatori di 13 nazionalità diverse, a Wired Italia però spiega che i suoi atleti sono molti di più: “Sedici sono quelli che si sono qualificati alle fasi finali delle Olimpiadi – precisa –, ma ce ne sono tanti che in realtà non si sono qualificati ma si sono qualificati per i Mondiali e per gli Europei. Quindi in realtà ne seguo molti di più”.L'organizzazione nei minimi dettagliAvere una rosa così ampia di atleti da seguire, non è la cosa più facile del mondo. Eppure Richaud la fa apparire come se fosse naturale. Semplice come cambiarsi una giacca: “Come faccio? È tutta questione di programmazione – dice –. È un piano di lunga data, molto ben organizzato. Ogni settimana del mio anno è praticamente già piena. E una parte importante delle coreografie va fatta dopo i Mondiali: significa che devi iniziare a creare nuove coreografie, da aprile fino a fine luglio. Questo mi dà una sorta di grande finestra per creare tutto. Poi, quando il vero lavoro inizia e cioè quando la coreografia è pronta, durante la stagione faccio il punto con tutti i miei pattinatori, ma in modi molto diversi. Può essere di persona: io viaggio da loro o loro vengono da me”.Non solo, l'aggiornamento sulle coreografie può avvenire anche via internet: “Alle volte seguo le coreografie in videochiamata – aggiunge Richaud –. Ed è molto utile, perché oggi, con il telefono e le nuove tecnologie, possiamo fare molto di più e molto più velocemente. Ogni giorno mi arrivano praticamente quasi tutti i programmi dei miei pattinatori e questo mi aiuta a capire cosa devo migliorare per rendere il programma più efficace”.Il lato emotivo di queste sfideSeguire così tanti atleti è una sfida duplice. Da una parte c'è bisogno di avere in mente ogni coreografia e ogni dettaglio del programma del rispettivo pattinatore, dall'altro è necessario resistere alle montagne russe emotive che l'alternanza dei pattinatori in pista gli provoca: “È difficile – dice –. Perché vivi queste ondate di emozioni molto forti. Mi è capitato di averne di fortissime in queste Olimpiadi: avevo un pattinatore che era terzo e poi è finito fuori dal podio. Però, dall’altra parte, avevo un altro pattinatore, un canadese, che è venuto qui per la sua prima Olimpiade: non aveva nemmeno mai pattinato ai Mondiali e ha chiuso quinto, a meno di un punto dal podio. Ed è stata un'emozione molto forte”.Ma per Richaud seguire molti atleti resta un vantaggio, non il contrario: “Direi che quello che mi aiuta è che ho tanti pattinatori e questo, in un certo senso, bilancia: se con uno sei molto triste, poi l’altro fa bene e ti riequilibra le emozioni. Ci sono momenti in cui piango e momenti in cui ho così tanta gioia dentro che faccio fatica perfino a controllarmi. Vivi questi picchi emotivi che, in fondo, viviamo tutti… solo che io li vivo in modo molto rapido”.Richaud non ha preferenze: “Do il 100% con ognuno di loro. Ed è stancante, però è bellissimo. E dà al mio lavoro quella sensazione per cui non mi sembra nemmeno di lavorare”.E fuori c'è una lunga fila di atleti che lo vorrebberoA volte però capita che Richaud debba dire “no” a qualcuno: “Di solito ad aprile mi piace sempre andare a New York per quattro settimane e poi, a giugno, sto un mese in Italia, a Courmayeur. Quindi ci sono momenti della mia agenda in cui io non mi muovo: sono gli altri che devono venire da me. Se un pattinatore ha solo quel piccolo spazio in cui può vedermi e non combacia, allora è un 'no'. Perché in effetti, a volte, ho davvero troppe persone. Ma nella maggior parte dei casi è più un problema di calendario”. Altre volte, invece, il rifiuto può essere legato a questione di “feeling”: “In quel caso penso che non abbia senso lavorare insieme: perché sento che non riuscirei a portare qualcosa di speciale”.Nonostante nel settore del pattinaggio di figura sia praticamente il numero 1 al mondo, il pubblico mainstream lo ha conosciuto solo in questi giorni grazie alle sue frequenti apparizioni al seguito degli atleti in gara. Una nuova popolarità, che Richaud definisce “inaspettata”: “Mi fa piacere perché più posso dare visibilità a me e soprattutto al nostro sport, meglio è per lo sport - sottolinea -. E credo che al pattinaggio manchi questa spinta in più dai social media. Ne abbiamo bisogno: dobbiamo far sì che le persone si interessino al pattinaggio, perché io credo davvero che sia uno degli sport più belli al mondo. Abbiamo tutto: l’arte, l’atletismo, la tecnica, i momenti, il dramma, i costumi, la musica”. Al primo video virale, però è rimasto comunque stupito: “Ne ho visto uno all'inizio e ho pensato: ‘Ah, divertente’. Poi due, poi tre, poi quattro… e a un certo punto ho iniziato a vedere tantissimi video. E spesso non mi nominano nemmeno: però mi arrivano perché la gente me li manda, letteralmente da ogni parte del mondo: è una sensazione bella e divertente, e sono felice per il pattinaggio”.