Romanzo fotografico dei look più belli della storia del figure skating, tra strass, piume e regole da rispettare (o cambiate in corsa)
di Arianna Galati
Volare sul ghiaccio. Il miracolo dell'equilibrio su pochi millimetri di lama, l'estetica preziosa di certi costumi che accarezzano l'espressività di chi danza. La storia del pattinaggio di figura, con tutte le sue variabili tecniche, si innesta sul palcoscenico delle Olimpiadi, dove la richiesta di levità aerea si realizza in un compendio di ingegneria dei materiali, sartoria minuziosa, audacia personale in grado di interpretare (o anche scavalcare, a volte) le rigidissime norme su lunghezze e pericoli stabilite dall'ISU, l'International Skating Union. Elencare ogni singola meraviglia vista in quasi cento anni di storia contemporanea dei cinque cerchi olimpici è impossibile, ma alcuni dei costumi più belli del pattinaggio di figura alle Olimpiadi hanno davvero contribuito a modificare la percezione attorno alla disciplina.
Plissé e paillettes per Gretchen Merrill alle Olimpiadi del 1948: oggi sembra la prassi, all’epoca la incoronarono tra le atlete meglio vestite.
Grenoble 1968, edizione pioniera del connubio moda-Olimpiadi a partire dalle divise delle hostess, affidate nientemeno che a Pierre Balmain. Sul ghiaccio sbocciò l’immenso talento di Peggy Fleming, che nella finale sbalordì il pubblico con un delizioso abito color chartreuse. Lo aveva cucito sua madre, ispirata della storia (e del colore) del celebre liquore francese prodotto vicino alla città olimpica.













