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17 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 12:50

Non bastano le espulsioni e i respingimenti alle frontiere dei cittadini di altri Paesi che hanno espresso sul web critiche alle politiche Usa. Ora l’amministrazione Trump sta spingendo gli Stati Uniti verso la repressione amministrativa dell’opposizione interna. Lo denuncia il New York Times che segnala la strategia legale intrapresa dal governo federale per schedare e dossierare gli utenti dei social network che criticano o tracciano online le operazioni dell’Immigration and Customs Enforcement. È la famigerata Ice utilizzata come una clava da Washington contro gli immigrati e il dissenso che solo da poche ore è stata ritirata dalle strade di Minneapolis (Minnesota) dopo aver sparato e ucciso due cittadini. Secondo una inchiesta pubblicata il 13 febbraio dal Nyt, il Dipartimento per la Sicurezza Interna (Dhs) di Washington guidato dalla segretaria superMaga Kristi Noem nelle scorse settimane ha emesso centinaia di citazioni amministrative nei confronti di colossi digitali come Meta e Google, che gestiscono piattaforme come Facebook, Instagram, WhatsApp, Messenger, Reddit e Discord. Obiettivi delle richieste legali è ottenere tutti i dati personali (nomi, indirizzi email e numeri di telefono) degli utenti statunitensi le cui posizioni politiche su Ice non sono allineate al governo. Una richiesta incostituzionale e liberticida, protestano le associazioni per la tutela dei diritti civili secondo le quali la mossa rappresenta una svolta autoritaria verso la criminalizzazione del dissenso politico, mentre l’amministrazione Trump ribatte che queste azioni legali sarebbero necessarie per garantire la sicurezza degli agenti contro presunte “minacce” digitali.