Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.

Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.

In retromarcia anche i fondi di Danimarca e Olanda

La Cina sta lentamente sganciando la bomba più silenziosa contro Washington: vendere il debito americano. La scorsa settimana Pechino ha, infatti, invitato le proprie banche a ridurre l'esposizione ai titoli del Tesoro Usa, nel contesto delle crescenti tensioni geopolitiche con gli Stati Uniti. Proprio questa grande fuga sarebbe una delle micce che ha innescato la guerra dei dazi scatenata da Trump contro Pechino che, infatti, sta diminuendo le sue partecipazioni già dal 2013, dimezzandole nel tempo. Sulla carta, i treasuries detenuti dalla Cina di Xi Jinping (in foto) sono scesi al livello più basso dal 2008.

La mossa ha intanto riacceso sui mercati il dibattito su un possibile scenario Sell America. Altri Paesi, del resto, stanno seguendo la stessa strada: fondi pensione danesi e olandesi hanno ridotto o venduto parte dei loro treasuries, così come India e Brasile stanno diminuendo le loro posizioni per diversificare le riserve. Risultato: la quota di treasury detenuta da investitori esteri è scesa dal 50% circa del 2015 al 31% attuale, segno che gli stranieri non stanno più assorbendo il debito Usa come in passato. Gli Stati Uniti hanno bisogno del capitale estero per finanziare il proprio deficit e se le vendite dei titoli di Stato continuano, o se gli acquisti rallentano ancora, l'impatto potrebbe alimentare nuove tensioni su obbligazioni e dollaro. Secondo Bloomberg, le banche cinesi detengono circa 298 miliardi di dollari in obbligazioni denominate in dollari Usa, anche se non è chiaro quale quota sia composta da Treasury rispetto a debito corporate. I rendimenti finora hanno reagito poco. Ma la questione non è l'impatto immediato, è la traiettoria di lungo periodo.