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Pesano i timori per la sovranità valutaria

Xi Jinping (in foto) mette un freno all'espansione delle stablecoin in Cina, bloccando la creazione da parte di soggetti privati di nuove criptovalute ancorate. Alcune grandi società tech del Paese asiatico, come Alibaba e JD.com, durante l'estate avevano iniziato a collaborare con Hong Kong per emettere delle valute digitali in yuan, che si differenziassero da quelle dello Stato cinese. Niente da fare, non potranno farlo. La stretta sulle stablecoin segna così un altro passo nella strategia monopolista del Dragone: l'innovazione va bene, anzi va accelerata, ma solo se è sotto il controllo dello Stato. Dell'ipotesi, l'Autorità monetaria di Hong Kong aveva iniziato a parlare lo scorso anno, offrendosi come terreno di prova per l'espansione di questo particolare mercato in tutta l'Asia. All'epoca, Zhu Guangyao, ex viceministro cinese delle finanze, affermava: "Le stablecoin private sostenute dal renminbi potrebbero essere il mezzo per espandere l'uso internazionale dello yuan". Poco dopo, Ant Group (la società sostenuta da Alibaba) e il gigante dell'e-commerce asiatico JD.com avevano espresso interesse nell'aderire al programma pilota. Un'ambizione dalla vita breve.