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Le rivelazioni di uno dei killer di Cristina Mazzotti nel 1975, condannato all'ergastolo

A furia di evocare la mafia in campagna elettorale per il referendum sulla giustizia, dagli armadi della Storia spuntano fantasmi che imbarazzano gli stessi inquirenti che li hanno chiamati in causa. "Il governo di Giorgia Meloni vuole mettere sotto scacco i pubblici ministeri o i giudici istruttori. Penso che la divisione delle carriere ci sia già, è tutto un trucco", tuona ai microfoni di quel rompiscatole di Klaus Davi il boss di 'ndrangheta Demetrio Latella, condannato all'ergastolo un pugno di giorni fa dal tribunale di Como per il sequestro e l'omicidio di Cristina Mazzotti, una delle prime vittime dell'Anonima sequestri calabrese, sequestrata a Eupilio (Como) il 30 giugno del 1975 e ritrovata morta il primo settembre successivo in una discarica di Galliate (Novara). Poi precisa: "Non mi piace né la Meloni né la Elly Schlein, sono apolitico: non ho mai votato né voterò mai". Una frase che suona comunque come una sconfessione dei proclami di Nicola Gratteri e di diversi pm antimafia ("Mafiosi e massoni votano Sì"), il messaggio per il "No" è passato e farà più breccia.