Una decisione "sofferta ma convinta". A Palazzo Madama, in una conferenza stampa organizzata dal senatore di Azione Marco Lombardo, l'eurodeputata Elisabetta Gualmini ufficializza la sua uscita dal Pd (e dal gruppo dei Socialisti e Democratici europei) e il suo ingresso nel partito di Carlo Calenda. Parola allora alla ormai ex dem "dopo le tante ricostruzioni giornalistiche - puntualizza Lombardo - lette in questi giorni", per un 'divorzio annunciato' che parte da lontano, spiega l'europarlamentare ricordando la sua "storia politica particolare", quella di una docente universitaria, "esponente della società civile", "arrivata tardi, ma per forte convinzione personale, in politica". E così, dopo aver ricordato le battaglie sul territorio, l'ex vicepresidente della regione Emilia Romagna rivendica di essere "entrata nel Pd quando era un partito a forte vocazione maggioritaria, come persona profondamente liberale e riformista, che nel Paese aveva il 40%, pragmatico e vicino alle aziende".

"Mi sono avvicinata al Pd quando Shclein decide di uscirne, invocando una vocazione genetica mutata nel partito di Renzi. Io, altrettanto legittimamente - prosegue - penso che oggi il Pd abbia cambiato natura, che ci sia stata una mutazione genetica che porta il partito su un asse radicale, che taglia fuori la cultura riformista di cui io da sempre sono testimone". Alla segretaria Pd e agli altri 'big' del partito, Gualmini ha già dato spiegazioni e, assicura, "le mie ragioni sono state comprese". "I messaggi da dare, in questi casi, non sono facili, ma ho fatto come al solito e ci ho messo la faccia", afferma spiegando di essere rimasta in buoni rapporti con la leader dem e con altri esponenti di spicco, incluso l'ex governatore dell'Emilia Romagna, e presidente dem, Stefano Bonaccini, di cui capisce "la scelta identitaria". "Schlein - attacca però - ha fatto un capolavoro. Si è presa tutto il partito e oggi ha una maggioranza del 92% in un partito che ha cambiato natura tanto che oggi lo spazio di agibilità politica per chi ha una visione più moderata e di governo, con una forte caratura in politica estera, si è molto ridotto".