«C’è ancora posto per noi riformisti di cultura liberaldemocratica dentro il Pd?», si chiedeva e chiedeva alla segretaria Elly Schlein l’europarlamentare Pina Picierno durante la direzione del partito di venerdì scorso in cui è stato richiesto a dirigenti e militanti di sostenere pancia a terra le ragioni del No al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo. Da tempo i riformisti doc, quelli che non hanno voluto seguire Stefano Bonaccini nell’ingresso in maggioranza a sostegno di Schlein, sono in difficoltà e parlano di «aria irrespirabile» in un partito che a loro avviso ha sterzato tutto a sinistra perdendo le ragioni fondative dell’incontro tra le diverse culture riformiste del Paese (la liberale, la cattolica e la socialista).
L’addio dell’europarlamentare Gualmini e il passaggio a Renew Eu
E proprio in queste ore il partito fondato da Walter Veltroni assiste a un’uscita di peso, interrogandosi se sia la prima di altre: l’europarlamentare Elisabetta Gualmini annuncerà lunedì il suo passaggio al gruppo Renew Eu a cui appartengono anche Azione e Italia Viva, che però nel 2024 non hanno superato la soglia di sbarramento restando fuori dall’Eurocamera. Come Picierno, Gualmini è tra i dem che si sono schierati in favore della separazione delle carriere dei magistrati e solo pochi giorni fa aveva aspramente criticato il video sui social del network del partito in cui si equiparava a Casapound chi vota Sì al referendum: «Quindi chi sosteneva la mozione Martina al congresso del 2019 e il programma Pd del 2022 era fascista...».











