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La coordinatrice del Centro diritto alla salute del principale ospedale di Lecce chiede verifiche dopo quanto emerso a Taranto: “Ci sono anomalie”

La sanità in Italia può essere migliorata, l’autocritica è d’obbligo ed è necessaria, ma è innegabile che vi siano ampie criticità concentrate in alcune regioni del Paese. Il Giornale da qualche settimana sta portando avanti un’inchiesta per portare alla luce le problematiche principali che, inevitabilmente, gravano sui cittadini che loro malgrado si ritrovano a essere pazienti e che, proprio nel momento di maggiore fragilità, sono anche costretti a fare i conti con un sistema che non funziona. Le Regioni rosse sembrano essere quelle maggiormente colpite dai malfunzionamenti e ne è la prova, l’ennesima, il caso dei “furbetti del Cup” a Taranto, emerso da qualche giorno che ora sembra anche destinato ad ampliarsi.

Il Giornale ha denunciato nei giorni scorsi una sorta di “parentopoli” a Taranto dove una “manina” sospetta sposta gli appuntamenti dei pazienti per far posto ad amici e parenti. Le indagini sono in corso, si stanno effettuando tutte le verifiche del caso per capire se possa trattarsi di un sistema consolidato, con tanto di passaggio di denaro, o se, invece, dietro ci sia l’imprudenza di chi crede che la sanità sia una questione di famiglia. Sono circa un milione le operazioni sospette a Taranto ma ora un allarme viene lanciato anche da Taranto: è Rosa Orlando, coordinatrice del Centro diritto alla salute del Fazzi di Lecce, che dalle colonne del Corriere della sera adombra il dubbio di un “sottobosco che a mio giudizio è tutto da esplorare”.