NEW YORK - La maggioranza dei canadesi non ha amato l’idea di Donald Trump di annettere il loro Paese agli Stati Uniti come 51º Stato americano. La sola proposta aveva provocato un’ondata di patriottismo e di antiamericanismo, che aveva finito per svuotare gli scaffali dei supermercati di prodotti yankee e fischiare l’inno americano agli eventi sportivi. Ma adesso emerge un aspetto nuovo: non tutto il Canada la pensa così. Lo Stato dell’Alberta, considerato il Texas canadese per via del suo prodotto interno lordo e la presenza di giacimenti petroliferi, deciderà entro l’anno con un referendum se staccarsi dal resto del Paese e diventare autonomo. E il movimento indipendentista sente di dover ringraziare un ricco americano per aver dato una spinta al movimento: Trump.
I promotori della secessione hanno definito “un’opportunità” la proposta provocatoria di annessione lanciata l’anno scorso dal tycoon. I secessionisti vedono in lui un potente alleato in grado di mettere in crisi la politica liberale e rilanciare la produzione petrolifera. Gli oppositori ci vedono un tentativo di disgregare la nazione. La possibilità che la secessione passi è, al momento, considerata improbabile, ma intanto una incrinatura nella società canadese adesso appare evidente. E poi bisognerà vedere cosa farà Trump.









