Caro Uomo Vitruviano, le scrivo questa cartolina perché ho visto che le hanno tagliato le palle e volevo esprimerle la mia solidarietà.

Non si fa così. Abbiamo passato anni a celebrare lei e il genio del suo papà Leonardo da Vinci, l’abbiamo eletta a simbolo del rapporto tra arte e scienza, tra uomo e natura, l’abbiamo gelosamente custodita dal 1490 senza neanche esporla troppo nei musei per non consumarla, abbiamo sfruttato la sua immagine stampandola su gadget, libri, magliette e foulard, e adesso che facciamo? La eviriamo. Proprio così. Zac, taglio netto, addio zebedei. Anche lei è costretto a diventare fluido, no gender, no binary, gender void, il nome lo trovi lei, che è figlio di un genio. In ogni caso siamo sicuri che è una cosa da far girare le palle, almeno a chi le ha ancora.

Da ieri c’è un motivo in più per votare Sì alla riforma della giustizia: Massimo D’Alema voterà No.

Spezzaferro (il soprannome gli venne affibbiato nel Sessantotto perché il líder máximo si vantava di riuscire a piegare con due dita i tappi a corona delle bottiglie di birra) ha infatti comunicato la sua decisione al Corriere della Sera, con apposita intervista. Che la legge messa a punto dal ministro Carlo Nordio ricalchi in gran parte le proposte della Bicamerale, di cui lui stesso nel 1997 fu presidente, poco importa. Né conta che, coerentemente con l’impostazione tenuta negli anni passati, la maggior parte dei dalemiani, ossia del gruppo che con lui conquistò Palazzo Chigi, sia favorevole alla riforma.