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Sampietrini bagnati, rotaie, sottopassi allagati e buche invisibili: nella Capitale più difficile abbiamo messo alla prova il re delle due ruote, concentrandoci su ciclistica, sospensioni e controllo. Una giornata vera, che spiega perché questo scooter resta un riferimento assoluto
Roma, quando piove, smette di essere una città e diventa un test di resistenza. Per le persone, per le auto, soprattutto per le due ruote. È in una giornata di piogge irregolari, di quelle che non ti danno mai la certezza di essere davvero al sicuro, che abbiamo portato in strada il Honda SH 150 nella sua più recente evoluzione. Non una prova da scheda tecnica, ma una prova vera, quotidiana, urbana. Niente motore tirato al limitatore, nessuna ricerca della prestazione pura: il focus è stato tutto su ciclistica, sospensioni, tenuta e qualità dell’erogazione così come viene percepita nell’uso reale. Il percorso è quello che nessun costruttore oserebbe disegnare in laboratorio. Centro storico, sampietrini bagnati che riflettono il cielo grigio, Prati con l’asfalto irregolare, il Lungotevere e i suoi sottopassi, dove l’acqua ristagna e diventa una variabile pericolosa. In più, rotaie del tram attraversate in curva, tombini traditori e veri e propri guadi urbani: tratti allagati dove l’asfalto scompare sotto una superficie scura e incerta. In quei momenti il problema non è tanto l’acqua in sé, quanto quello che potrebbe nascondere sotto. Buche, crateri, dislivelli: la manutenzione delle strade romane, per usare un eufemismo, non è esattamente un punto di forza. In questo scenario l’SH 150 MY 2026 ha mostrato tutta la sua maturità. La sensazione dominante è quella di uno scooter che “legge” la strada.







