Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
15 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 7:19
Nella policrisi sistemica nella quale l’umanità sta precipitando si dispiegano alcune di quelle “tendenze naziste” che il filosofo Giuliano Pontara paventava già agli inizi del XXI secolo: un sistema di violenza globale sempre più osceno e oppressivo, che si manifesta nel dilagare di guerre e genocidi nei conflitti internazionali e delle repressioni nei conflitti sociali; nella concentrazione senza precedenti della ricchezza che vede dodici miliardari più ricchi dei quattro miliardi più poveri della popolazione mondiale; nella normalizzazione dell’orgia di potere senza limiti delle élite occidentali che emerge dagli orrori vomitati dai files di Epstein; nella militarizzazione sempre più spinta della cultura e dell’economia, dell’informazione e della scuola, che travolgono la dimensione civile, in ogni accezione. Un sistema di violenza insopportabile a chiunque non ne sia complice e colluso o talmente vittima da non rendersi conto della violenza subita o rassegnato fino alla sua rimozione. Un sistema da trasformare fin dalle fondamenta.
Dopo una mattina di formazione sulla cultura di pace a studenti e studentesse di una scuola di Bologna, al pomeriggio di sabato 31 gennaio ero al Convegno del Movimento Nonviolento di Verona su Alex Langer “facitore di pace”, mentre man mano arrivavano le informazioni delle violenze al corteo contro la chiusura del Centro sociale Askatasuna di Torino. Di fronte alle immagini, amplificate sui media nazionali, del poliziotto picchiato col martello ho ripensato al giovane Langer, insegnante a Roma tra il 1975 e il 1978, quando nelle manifestazioni di piazza, mentre partecipava con gli studenti alle proteste, il 2 febbraio del ‘77 soccorreva il poliziotto ferito da un colpo di pistola, come testimonia una celebre foto che lo riprende chino sull’agente sanguinate.






