Una storia molto triste, racconta di un tradimento che – con le parole della psicologa – “assume una forza traumatica perché avviene mentre una persona si sta esponendo, mentre sta rinunciando a parti di sé per costruire un ‘noi’ ”.

di Veronica Mazza

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“Ora che mi sono lasciata alle spalle questa brutta storia, ho pensato di scrivervi per raccontare il tradimento che ho vissuto un anno fa, perché spero possa essere utile a far sentire meno solo chi ha avuto un’esperienza simile alla mia”, esordisce nella sua e-mail Sabrina P, 38 anni, impiegata in un ufficio stampa a Roma. Abbiamo deciso di darle voce. Se vuoi raccontare la tua storia perché venga pubblicata, previa valutazione della redazione, scrivi una e-mail all’indirizzo: tradimenti@gedi.it

Come è iniziato tutto “Da due anni ero insieme a Giacomo e pensavamo davvero di costruire qualcosa di stabile insieme. La convivenza era il passo successivo, una decisione presa con entusiasmo da entrambi. Ci piaceva progettare ogni dettaglio: dalla disposizione dei mobili alla scelta dei colori, ai weekend da trascorrere tra amici o viaggi improvvisati. Era una relazione fatta di complicità, risate, e anche di momenti difficili affrontati insieme. Al tempo credevo che tra di noi ci fosse fiducia, amore e una voglia reale di costruire un futuro insieme. Non immaginavo che dietro la sua gentilezza e i suoi gesti premurosi ci fosse un’altra realtà che io non avrei mai potuto sospettare. Ogni messaggio che mi mandava, ogni chiamata, sembrava confermare che tutto stesse procedendo per il meglio. Anch’io davo il massimo, pronta a lasciare la mia routine e trasferirmi per vivere finalmente con lui, convinta che quell’amore fosse solido e sincero”. Andiamo a convivere in un’altra città? “Dopo aver visto diversi appartamenti, finalmente avevamo trovato il nostro nido d’amore, ma il mio entusiasmo è durato poco, perché pochi giorni dopo Giacomo mi ha annunciato che gli era arrivata una proposta di lavoro alla quale non poteva dire di no. Però si sarebbe dovuto trasferire a Firenze. Io avrei potuto seguirlo, a detta sua, visto che sono una libera professionista. La notizia ovviamente mi ha spiazzato: avrei dovuto reinventarmi una vita lontano dalla mia famiglia e dai miei amici. Ma lo amavo e poi vedevo nei suoi occhi l’entusiasmo per il lavoro, la voglia di crescere professionalmente, e io volevo sostenerlo. Sarebbe partito prima lui e poi dopo qualche mese l’avrei raggiunto. Poco dopo il suo trasferimento, Giacomo ha iniziato a cambiare: i messaggi sono diventati più freddi, le videochiamate più rare. Mi diceva che era preso dal suo nuovo lavoro e che doveva impegnarsi tanto. E per un motivo o per un altro i weekend che dovevo raggiungerlo iniziavano a saltare. Dentro di me cominciava a farsi strada una sottile inquietudine, sentivo che qualcosa non andava. Giacomo mi rincuorava, ma io non riuscivo a togliermi di dosso questa brutta sensazione”. La scoperta del tradimento “L’istinto non sbaglia mai: è questa la lezione che mi ha insegnato questo tradimento. Perché qualche settimana prima di raggiungere Giacomo, mi è arrivato un messaggio su Instagram di una donna, Chiara, dove mi scriveva che il mio compagno stava con lei da circa 8 mesi. Lui non aveva il coraggio di dirmelo, così lo stava facendo lei. Vivevano insieme e io dovevo accettare i fatti. E a riprova mi aveva mandato le foto della casa dove viveva Giacomo, che io avevo visto solo in video: una prova inconfutabile che quello che mi stava raccontando lei fosse vero. Basita e sconvolta, ho chiamato il mio compagno che non mi ha risposto. Lo ha fatto solo qualche ora dopo con un messaggio, in cui mi confermava le parole di Chiara. L’aveva conosciuta qualche tempo prima, pensava fosse solo una storiella, ma poi aveva capito di essersi innamorato. E gli è sembrato un segno del destino questo lavoro a Firenze, perché lei vive lì. Mi ha detto che era meglio non sentirci più e per non cadere in lunghe discussioni, per lui inutili, avrebbe bloccato il mio numero. Cosa che ha fatto immediatamente. Non ho avuto modo di ribattere, di capire meglio, nulla. Sono stata malissimo, ma a tirarmi su alla fine è stata la mia dignità: la vita mi aveva salvato da una relazione che mi avrebbe fatto solo soffrire e io dovevo andare avanti”.