Addis Abeba, 14 feb. (askanews) – L’invito, riferisce lei stessa, è arrivato ieri sera. Una convocazione a partecipare ma come “osservatori”, cosa che risolve a monte il problema – sollevato anche dal Quirinale – di una incompatibilità con la nostra Costituzione. Dunque, l’Italia prenderà parte alla riunione del Board of peace per Gaza voluto da Donald Trump, che si terrà a Washington il 19 febbraio anche se si sta ancora valutando “a quale livello”. E’ la stessa presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ad annunciarlo, conversando con alcuni giornalisti a margine della missione che l’ha portata ad Addis Abeba nel nome del Piano Mattei.

Una due giorni, quella in Etiopia, pensata per fare un tagliando del progetto per l’Africa varato due anni fa che Meloni considera uno dei tratti distintivi del suo mandato e grazie al quale, questa mattina, ha parlato in qualità di ospite d’onore all’assemblea dei capi di Stato e di governo dell’Unione africana.

Due giorni, però, in cui la presidente del Consiglio è anche stata lontana da quella conferenza di Monaco diventata crocevia di un nuovo stress test dei rapporti tra Europa e Stati Uniti. E’ da quel palco, d’altra parte, che il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha pronunciato ieri un discorso dai toni particolarmente duri contro gli Stati Uniti, evidenziando la “profonda frattura” che si è aperta tra l’Europa e l’alleato, criticando anche certe “guerre culturali” che, ha detto, “non sono le nostre”, a cominciare da protezionismo e dazi. Affermazioni che – in un gioco di equilibrismi ormai diventati una costante della sua attività diplomatica – Giorgia Meloni critica da una parte e difende dall’altra. Nel tentativo, non solo di comprovare che non è utile esasperare i toni tra le due sponde dell’Atlantico, ma anche di evitare che l’immagine del nuovo asse italo-tedesco che ha promosso in tandem il documento sulla competitività presentato in Belgio, apparisse già sbiadita e superata dopo appena due giorni.