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Biancocelesti alle 18 all'Olimpico contro l'Atalanta per provare a risalire in classifica
Luigi Salomone 14 febbraio 2026
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Terza gara in sei giorni, stavolta arriva l’Atalanta in un Olimpico ancora vuoto per la protesta dei tifosi. Alle 18 la Lazio prova a regalarsi un’altra gioia e chiudere bene una settimana che ha portato in dote la buona prestazione di Torino contro la Juventus e, soprattutto, la qualificazione alla semifinale di Coppa Italia sempre contro i bergamaschi (andata in casa il 4 marzo). Lo stadio sarà deserto, venduti poco più di 3.000 biglietti con 500 in arrivo dalla Lombardia per sostenere il sogno europeo della squadra di Palladino in crescita dopo l’arrivo del tecnico campano al posto di Juric. Tant’è, non è bastata la gioia di mercoledì sera per far cambiare idea ai laziali, diserzione fino a nuovo ordine è il mantra della curva Nord. Non è servito nemmeno l’appello di Sarri che ha chiesto il ritorno allo stadio, così come quello, peraltro sempre molto cauto, dei giocatori per far scegliere ai tifosi una modalità diversa che non penalizzasse la squadra. Avanti così, lo strappo è insanabile, la maggioranza dei sostenitori biancocelesti ha il pollice verso il basso per «l’imperatore» Claudio Lotito, dopo quasi 22 anni di regno incontrastato. Le previsioni, perché non ci sono garanzie su cosa faranno i trentamila abbonati, complice anche il brutto tempo di oggi, non regalano ottimismo al presidente che spera di avere un’adesione migliore di quella vista contro il Genoa (quattromila i presenti). Numeri a parte, Sarri proverà a non far perdere la concentrazione a una squadra che ha ormai la Coppa Italia come unico obiettivo stagionale raggiungibile. In linea teorica, i posti europei non sono così lontani, ma l’atmosfera esterna è tale da non regalare grandi speranze di rimonta. Giocheranno quelli che stanno meglio, la Lazio sarà sicuramente più stanca dell’Atalanta che ha avuto due giorni di riposo in più anche se ha perso nelle ultime due settimane Lookman andato all’Atletico Madrid e De Ketelaere per infortunio al ginocchio (stop di almeno un mese, già operato al menisco).








