“Abbiamo migliaia di satelliti che monitorano ogni pixel del pianeta, ma continuiamo a gestire il territorio come se fosse il 1950”. Giulio Boccaletti, fisico esperto di sistemi ambientali e direttore scientifico del Cmcc, non usa mezzi termini per descrivere il paradosso tecnologico e politico in cui siamo intrappolati. È l’autore del libro Il futuro della natura (edito da Mondadori) e Wired Italia lo ha intervistato per esplorare una visione in cui la crisi climatica non si affronta con scelte individuali di consumo, ma ripensando radicalmente come governiamo collettivamente i nostri territori.Un'Italia frammentata e (per questo) paralizzataIl primo problema che Boccaletti identifica non riguarda la mancanza di consapevolezza ambientale, ma l’assenza di strumenti politici adeguati. “Quando si verificano fenomeni estremi come le alluvioni, le aree colpite possono essere tante e ciò che accade in un posto ha un’influenza su altro – ci spiega –. Ma se sono amministrati separatamente, non c’è nessun mezzo che possa aiutare a gestire l’emergenza e il post-evento in modo bilanciato e strategico”L’Italia ha vissuto negli ultimi trent’anni una trasformazione istituzionale profonda, con riforme ispirate alla sussidiarietà che hanno trasferito poteri dallo Stato alle regioni e ai comuni. Un processo comprensibile, nato da esigenze reali di decentramento, ma che ha prodotto un effetto collaterale drammatico: “Gli ecosistemi del nostro territorio non sono particolarmente interessati a come noi decidiamo di amministrare”, osserva con ironia amara Giulio Boccaletti. Il fiume Po non cambia comportamento quando passa dal Piemonte alla Lombardia, eppure la gestione delle sue acque è frammentata in decine di competenze locali incapaci di dialogare.Il risultato è una estesa paralisi operativa mascherata da attivismo locale. “Il grande rischio che vedo è che, di fronte a problemi con effetti locali ma origine regionale e complessa, si continui ad attaccare il sindaco perché non vengono puliti i fossi. Invece di rendersi conto che sull’intero bacino sono cadute tre volte la quantità d’acqua che di solito scende” Pulire i fossi, ammonisce, è ortogonale alla capacità di gestire eventi estremi che cambiano scala e intensità ogni anno.Anche sul fronte della transizione energetica, l’Italia si muove con lentezza pericolosa secondo Boccaletti. Non per ragioni ambientali, ma economiche e geopolitiche: “L’elettrificazione dell’economia mondiale è il nostro futuro. Ma l’economia marginale delle rinnovabili è talmente bassa che permette la loro adozione solo su base economica.” La dipendenza dai fossili, oltre a essere obsoleta tecnologicamente, comporta rischi strategici evidenti dopo gli ultimi cinque anni di tensioni internazionali.Italia 2050 è il nuovo format dedicato a immaginare come sarà il nostro paese a metà secolo. Il primo appuntamento è dedicato alla temperatura media, grazie al supporto del Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climaticiUn catasto digitale per governare l’incertezzaLa tecnologia non è una panacea, ma secondo Boccaletti rappresenta l’unica via percorribile per gestire un territorio in trasformazione accelerata. “In passato gestivamo un territorio dinamico attraverso la statistica. Il passato era una guida al futuro – spiega Boccaletti –. Adesso siamo in un mondo in cui la situazione cambia ogni anno, il sistema fisico si sta evolvendo verso un regime inedito e non possiamo più basarci solo sulle statistiche degli anni precedenti”.La rivoluzione è già in atto: migliaia di satelliti osservativi, capacità di elaborazione basate su machine learning, reti neurali capaci di estrarre contenuto semantico dalle immagini. Con tutti questi strumenti Boccaletti sogna la costruzione di “un catasto informatico” che ci permetta di “sapere che cosa succede in ogni pixel e qual è la sua funzione nel comportamento dell’ecosistema su scala nazionale e a risoluzioni di 10 o 30 metri”.Ma c’è un problema geopolitico di fondo, un incubo all’interno del sogno che ci deve far riflettere. “Il catasto, da Napoleone in poi, è sempre stato uno strumento di sovranità statale – ricorda Boccaletti –, ma oggi la tecnologia è sempre più in mano privata e non europea. Se Planet chiude i suoi satelliti all’Europa, metà delle informazioni che abbiamo su quello che succede sul pianeta scompaiono”. A suo avviso serve un’infrastruttura pubblica europea, non per escludere il settore privato, ma per garantire sovranità e continuità operativa.Il futuro della natura è fisicoQuando guarda al futuro e gira l’Italia con spettacoli teatrali di divulgazione scientifica (l’ultimo è Terra d’Acqua), Boccaletti non trova giovani disinteressati, bensì disorientati da trent’anni di narrazione ambientale astratta e moralistica. “Quando si parla di questi temi il mondo è diviso tra quelli che hanno ragione e quelli che non hanno capito. Questa non è una base sana per una discussione politica adulta. Vorrei invece che avessero la sensazione che assieme possiamo prendere decisioni che cambiano la faccia di questo territorio.”La strategia che Giulio Boccaletti propone passa per un ritorno alla fisicità del territorio come spazio di emancipazione civica. “Quando i giovani guardano fuori dalla finestra, il rapporto che hanno con ciò che vedono è empirico, emotivo e politico”. Non si tratta di nostalgia rurale o decrescita, ma di “una modernità in cui possiamo incorporare non solo le innovazioni artificiali ma anche la funzionalità degli ecosistemi, che sono tra le tecnologie più sofisticate che abbiamo.”Connettersi con il territorio significa anche sottrarsi alla litigiosità amplificata dagli algoritmi dei social media, che Boccaletti definisce senza mezzi termini come spazi non politici, ben diversi da una piazza e “in cui il dibattito è dominato da algoritmi che decidono cosa vediamo.” La politica vera, conclude, non è convincere tutti di avere ragione, ma costruire sintesi tra posizioni diverse. È fare compromessi tra cittadini che devono governare insieme ciò che li circonda. Il futuro della natura, in fondo, dipende dalla nostra capacità di riscoprire questa dimensione collettiva del conflitto e della decisione. Non come consumatori isolati, ma come comunità che abitano un territorio comune e mutevole.
Il passato è ancora una guida per il futuro? Viaggio in un ambiente che cambia con Giulio Boccaletti
Il fisico autore de Il futuro della natura ci racconta di un Paese in paralisi operativa, ma non ancora perduto. Anzi, forse è proprio questo il momento giusto per voltare pagina








