C’erano capre, asini, cammelli ma soprattutto mucche. Allevate da generazioni, perché tra i Borana - nel cuore dell’Etiopia – così aveva sempre funzionato: questo è sempre stato, del resto, un popolo di pastori. Ma la crisi climatica ha stravolto tutto: i picchi di siccità degli ultimi anni, in particolare dal 2023, hanno portato a una moria quasi indistinta del bestiame. Prosciugati fiumi e cisterne, non restava che andar via, ennesimo esempio di quelli che oggi chiamiamo “migranti climatici”. “E invece è accaduta un’altra cosa, potenzialmente paradigmatica: il popolo dei Borana ha guardato ai suoi vicini, i contadini Konso, offrendo loro la disponibilità di terre da coltivare insieme”, spiega Luisa Sernicola, archeologa dell’Università di Napoli L’Orientale con un interesse specifico per lo studio dell’evoluzione degli ecosistemi umani, coordinatrice – assieme ad Alemseged Beldados dell’Università di Addis Abeba – di un progetto finanziato dalEndangered Material Konowledge Program del British Museum e incardinato presso l’ISMEO, l’Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente. Un progetto nato proprio con l’obiettivo di studiare le strategie messe in campo dalle comunità locali per affrontare le pressioni ambientali, economiche e sociali alle quali sono esposte.