I “nostri muti alleati”, come li chiamava Emily Dickinson, non usano le parole. Ma cani e gatti sanno rendere più autentico ogni luogo, racconta a door uno scrittore abituato a condividere il linguaggio segreto di una famiglia multispecie. Come fanno Smoky con Barnaba Fornasetti e Toni con Matteo Thun...

di Jonathan Bazzi

Chi ci è passato lo sa: gli animali con cui viviamo sono il centro di una trama segreta di abitudini e sentimenti non negoziabili. La loro presenza ci cambia e cambia la casa che, con loro, condividiamo. Attraverso il nostro cane, il nostro gatto – o coniglio, pappagallo, furetto che sia – spesso rimaniamo in contatto con una delicatezza che fuori, nel mondo, non ha più molto spazio; riscopriamo l’importanza della nostra comune natura tattile, corporea; escogitiamo incastri spaziali dentro le nostre tane, più o meno urbane, che sanno farsi sigilli indispensabili. Sebbene qualcuno si ostini a relegarli ancora alla seconda classe, i rapporti con gli animali sono, per chi li vive, pieni di valore, forza, dignità: contribuiscono alla nostra identità e a quella dei luoghi che abitiamo insieme ai nostri “muti alleati”, come era solita dire Emily Dickinson. In molti casi sono davvero il cuore della casa.