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13 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 9:39

I collaboratori esterni a partita Iva che hanno lavorato per il ministero della Cultura tra il 2021 e il 2024, riuniti nel Coordinamento Nazionale dei professionisti del ministero, hanno scritto al ministro Alessandro Giuli. Li preoccupano i requisiti richiesti dai bandi di concorso emanati. Per molti non ci sarebbe spazio. Almeno 500 professionisti – archeologi, architetti, storici dell’arte e restauratori, bibliotecari e archivisti, ingegneri, assistenti tecnici ed esperti in gare e appalti, oltre a specialisti in comunicazione – chiedono che nel reclutamento del personale si tenga conto delle competenze e dell’esperienza maturata sul campo, per garantire la tutela, la conservazione, la valorizzazione e la fruizione del patrimonio culturale nazionale.

“L’azione di tutela richiede un contributo altamente specialistico e interdisciplinare, necessario a risolvere le complessità della messa in sicurezza e conservazione dei beni culturali”, scrive il Coordinamento, aggiungendo che “il tema delle competenze è oggi discusso anche all’interno degli ordini professionali e delle associazioni di categoria, impegnati nella costruzione di specifici percorsi di formazione e certificazione, che si aggiungono a quelli delle Scuole di Specializzazione e dei Corsi di Dottorato di Ricerca”. Il nodo centrale è costituito proprio dalle competenze, maturate attraverso percorsi di formazione e molteplici esperienze sul campo. L’obiettivo, dichiarato da tempo, è vedere valorizzato il servizio svolto, riconoscendo l’alta formazione e le relative tutele contrattuali, con l’intento di superare il precariato all’interno del MiC.