«Guardiamo con fiducia ai prossimi anni», fa sapere l’ad e direttore generale Pierroberto Folgiero. Sulla spinta della difesa - già nei prossimi 6 mesi garantirà commesse per circa 5 miliardi euro tra export e ordini della nostra Marina - dell'underwater e della crocieristica, Fincantieri punta a portare entro il 2030 i propri ricavi a 12,5 miliardi (+40 per cento rispetto a oggi) e a raddoppiarli fino a 18 miliardi nel 2035.
Sempre alla data del 2030 il margine operativo lordo dovrebbe salire a 1,25 miliardi, in crescita del 90 per cento rispetto al 2025, e l'utile netto a mezzo miliardo. Il tutto attraverso nuovi ordini per 50 miliardi solo nel prossimo quadriennio, mentre oggi quelli già acquisiti superano il valore «record» di 60 miliardi. Senza dimenticare il ritorno al dividendo nel 2028 (l'ultima cedola era stata staccata nel 2019) e l'obiettivo di azzerare il debito entro il 2032. Al rialzo, poi, anche la guidance per il 2025: lo scorso anno i ricavi hanno toccato i 9 miliardi, con un margine operativo lordo al 7,4 per cento e un utile netto a 110 milioni.
Ieri il gruppo guidato da Pierroberto Folgiero ha presentato a Milano il nuovo piano industriale 2026-2030. Una piattaforma che segue la strategia impressa dall'attuale management nella quale il colosso della cantieristica italiana, unico player al mondo a realizzare al suo interno tutte le soluzioni chieste dal mercato, «si conferma come protagonista della trasformazione dell'industria navale globale, che assume un crescente peso geopolitico». E la risposta del mercato è stata positiva, visto che il titolo ha chiuso a 16,50 euro, con un +2,87 per cento, dopo aver viaggiato anche sopra il 5 per cento.











