Ciò che resterà dell'udienza che ha sancito la condanna di tre ex dirigenti regionali e l'assoluzione di altre cinque persone nell'appello bis di Rigopiano è l'immagine di una donna che indica la foto del figlio che non c'è più e critica le lacrime di uno dei tanti legali che affolla l'aula, commosso dall'assoluzione del suo assistito, l'ex sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta.
"Si piange per la morte di un figlio non per un'assoluzione", le parole che rimbombano nel tribunale di Perugia.
Lei è la madre di Stefano Feniello, una delle 29 vittime di quella valanga che travolse l'hotel ormai 9 anni fa. E, a distanza di tanto tempo, tutte le famiglie, come lei, tornano a chiedere giustizia in attesa delle motivazioni della sentenza che potranno aprire la strada per il ricorso in Cassazione.
Chi, invece, ha già deciso di rivolgersi - ancora una volta - alla Suprema Corte sono i legali dei tre condannati, tra cui figura anche Pierluigi Caputi, all'epoca dirigente regionale e da anni commissario del governo per la messa in sicurezza dell'acquifero nell'ambito del sistema Gran Sasso.
Il giorno dopo l'ennesima sentenza sulla tragedia del 18 gennaio 2017, sono i parenti delle vittime a farsi sentire, sostenuti anche dal presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio. "Le sentenze che arrivano in alcuni casi anche fuori tempo massimo, vedi le prescrizioni intervenute (due, ndr), non fanno che spargere altro sale sulle ferite", le parole del governatore.












