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12 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 16:54

Matteo Piantedosi seguirà l’esempio di Paolo Emilio Taviani? Il governo di destra di Giorgia Meloni imiterà quello del democristiano Mariano Rumor? La prima condanna di 12 militanti di CasaPound per riorganizzazione del partito fascista riporta la storia indietro di cinquant’anni e apre una questione politica imbarazzante per la maggioranza. Sulla carta, infatti, le norme sono chiare: la condanna, anche in primo grado, per il reato previsto dall’articolo 1 della legge Scelba del 1952 obbliga l’esecutivo a sciogliere immediatamente il movimento della tartaruga. Lo stabilisce l’articolo 3 della stessa legge: “Qualora con sentenza risulti accertata la riorganizzazione del disciolto partito fascista, il ministro per l’Interno, sentito il Consiglio dei ministri, ordina lo scioglimento e la confisca dei beni dell’associazione o movimento”. Finora questa previsione è stata applicata due volte: nel 1973 nei confronti di Ordine Nuovo, il movimento responsabile delle stragi di piazza della Loggia e piazza Fontana, e nel 1976 contro Avanguardia nazionale, l’organizzazione guidata da Stefano Delle Chiaie che partecipò al golpe Borghese. In entrambi i casi, il decreto di scioglimento arrivò nel giro di tre giorni e senza nemmeno attendere le motivazioni della sentenza: nel 1973, addirittura, l’allora capo del Viminale Taviani propose al Consiglio dei ministri la messa fuorilegge di Ordine Nuovo la sera stessa della pronuncia. Un precedente che ora le opposizioni usano per mettere all’angolo l’attuale ministro: “Piantedosi dimostri lo stesso coraggio di Taviani e sciolga CasaPound, oltre a sgombrare l’immobile occupato a Roma da questa organizzazione. Il tempo delle parole è finito”, affonda il deputato del Pd Federico Fornaro.