"La professionalità dei consulenti del lavoro si fonda su una specializzazione qualificata e istituzionalmente presidiata, connessa alle politiche del lavoro che non coincide, né può essere automaticamente assimilata a quella dei dottori commercialisti ed esperti contabili".
È quanto sostenuto dallo stesso Consiglio nazionale presieduto da Rosario De Luca nelle osservazioni e proposte presentate alla Camera dei deputati sul disegno di legge delega per la riforma dell'ordinamento della professione di commercialista, attualmente all'esame della Commissione Giustizia.
Nel documento, recita una nota, "si evidenzia come l'attuale quadro normativo delinei una netta distinzione strutturale tra le due professioni, soprattutto nella materia del lavoro e della legislazione sociale: i consulenti del lavoro operano, infatti, all'interno di un sistema ordinamentale e di vigilanza integrato con le politiche pubbliche del lavoro, sotto la supervisione del ministero del Lavoro e in stretto raccordo con l'Ispettorato nazionale.
Un assetto che si riflette nel percorso di accesso alla professione - esame di Stato specialistico, tirocinio mirato e formazione continua - e nello svolgimento di funzioni di rilievo pubblicistico, come la certificazione dei contratti di lavoro, la conciliazione e l'arbitrato in materia di lavoro, il coinvolgimento nelle procedure della crisi d'impresa, la gestione delle politiche attive e l'asseverazione di conformità (Asse.Co.)".






