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Il tycoon: "Negoziati, ma senza intesa via ai raid". Dagli israeliani dossier anti-Teheran
Il dossier iraniano è al centro del vertice alla Casa Bianca tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu, mentre Teheran si sbilancia dicendosi pronta ad offrire garanzie sull'uso esclusivamente pacifico del nucleare. «Ho appena finito il mio incontro con Netanyahu, è stato molto buono. Niente di definitivo, ma ho insistito che i negoziati con l'Iran continuino per vedere se si può trovare un accordo», ha scritto il presidente americano su Truth. L'appuntamento, a differenza di quelli precedenti, si è svolto a porte chiuse e il tycoon ha fatto sapere che ha parlato con l'alleato pure «degli enormi progressi compiuti a Gaza e nella regione in generale. C'è davvero pace in Medioriente».
Bibi, da parte sua, secondo la tv israeliana Channel 12 è arrivato al 1600 di Pennsylvania Avenue con un dossier di prove secondo cui gli iraniani starebbero mentendo agli Stati Uniti e, prima di vedere il presidente, ha firmato alla presenza del segretario di Stato Marco Rubio la sua adesione come membro del Board of Peace. L'ufficio del premier israeliano ha spiegato che ha «discusso le esigenze di sicurezza dello Stato ebraico nel contesto dei negoziati, e i due hanno concordato di proseguire il coordinamento e il contatto stretto tra loro». Fra Trump e Bibi, tuttavia, pare esserci una divergenza di priorità: mentre il primo è concentrato sul programma nucleare, il secondo vede una minaccia più immediata nell'arsenale di missili balistici in grado di colpire qualsiasi parte del territorio israeliano. Il comandante in capo nell'ultimo periodo ha inviato segnali contrastanti, sottolineando che preferirebbe «raggiungere un accordo», ma allo stesso tempo dichiarando al sito Axios che sta «considerando» l'aggiunta di una seconda portaerei alla forza navale statunitense nella regione. Mentre per Israele la questione missilistica è una linea rossa: «Qualsiasi negoziato (tra Teheran e Washington) deve includere la limitazione dei missili balistici e il congelamento del sostegno all'asse iraniano», ovvero ai gruppi armati legati al regime nella regione, ha chiesto Netanyahu prima di arrivare a Washington.






