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Dribbling sulle frasi contro la lobby gay. La leader Lgbt Imma Battaglia: "Parole fuori luogo". Zitto anche Zan
Muti. Zitti. Non una parola, neanche un bisbiglio. Il velo di omertà che aleggia in Transatlantico, alla Camera dei deputati, è quasi imbarazzante. Per i parlamentari di sinistra, da sempre a favore dei diritti civili, il caso Ranucci non esiste. "Ranucci? Gli omosessuali? Chi? Cosa?" Tutti (sornioni) fanno finta di non sapere delle chat tra Sigfrido Ranucci e Maria Rosaria Boccia dove il conduttore di Report, in alcune conversazioni, parla di una presunta "lobby gay" di destra. Di un "giro gay". Quasi con disprezzo, come se essere omosessuali fosse un problema. Incuriositi dal silenzio assordante, taccuino alla mano, siamo andati a chiedere conto personalmente ai parlamentari: come mai nessuno ne ha parlato? Zan? Non pervenuto. Perché non sono state diffusi comunicati e note di sdegno per l'etichetta che Sigfrido Ranucci (idolo della sinistra) ha appiccicato ad alcune persone per l'orientamento sessuale? Non si tratta, forse, di commenti omofobi? Loro, sempre pronti a difendere i diritti degli omosessuali, si sono mostrati infastiditi, imbarazzati dalle nostre domande. Marco Furfaro, pupillo della segretaria del Pd Elly Schlein, è andato su tutte le furie: "Ho cose più importanti a cui pensare: le elezioni di Pisa e Pistoia" poi, quando gli abbiamo fatto notare che loro sono sempre pronti a schierarsi su alcuni temi ed è strano che stiano zitti, si è adirato. "Bel giornalismo questo!" ha detto a viva voce dando a noi del Giornale dei maleducati. Alla nostra reazione (stupita) si è soffermato. "Non sono abituato a commentare chat private. Lei sa cosa voleva dire Ranucci?" ci ha detto, ribadendo che non è modo di fare giornalismo. Quale, fare domande? Così lo abbiamo lasciato ai suoi impegni parlamentari (una riunione sull'emergenza abitativa). Dopo qualche ora, pentito per l'accaduto, ci ha chiesto scusa e ha detto: "Ci sono termini che non dovrebbero essere mai usati".






