Toccherà, ora, dare una spolverata alle vecchie foto di Paul Hildgartner e Walter Plaikner, oro a Sapporo ’72. O quelle di Kurt Brugger e Willy Huber, l’ultimo doppio azzurro campione di Olimpia, sulla magica pista di Hunderfossen, quella dei Giochi di Lillehammer ’94.
Trentadue anni più tardi, e meno di un’ora dopo Vötter e Oberhofer, i due carabinieri Emanuel Rieder e Simon Kainzwaldner hanno portato l’Italia a vedere doppio, al quadrato.
(lapresse)
Lo slittino, che con 21 medaglie è il terzo sport più medagliato nella storia delle Olimpiadi invernali dopo sci alpino e fondo, non aveva mai vissuto una giornata così. C’è da scomodare il magico 1° agosto 2021, la notte di Jacobs e Tamberi, due ori separati da pochi minuti. Il doppio, ossia coordinazione millimetrica in partenza, spinta all’unisono come nella canoa, assetto e postura aerodinamica condivisi. Due fisici simili, la forza dell’uno e la sensibilità dell’altro. E soprattutto, fiducia totale. Ogni movimento, anche impercettibile, influenza la linea della slitta. Loro, da otto anni, sono abituati a respirare anche all’unisono. Hanno cantato Mameli urlando «testa» e «chiamò» negli stessi attimi, con il cielo di Cortina nero sullo sfondo, “el Cianpanín” svettante sulla curva delle Tofane come una matita d’argento, in uno degli scatti più cercati dai fotografi, la scritta Milano Cortina e i cerchi olimpici impressi sotto centimetri di ghiaccio.










