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Ultimo aggiornamento: 17:44
‘Don’t play with our lives’. Ovvero ‘non giocate con le nostre vite’. Questa è la scritta che compare sullo striscione esposto dagli sviluppatori della Ubisoft in presidio sindacale. I lavoratori sono in sciopero da tre giorni perché la multinazionale francese del settore dei videogiochi ha fatto un passo indietro sullo smart working, imponendo ai 110 dipendenti della sede di Assago di lavorare in presenza 5 giorni su 5.
Il personale dell’azienda è formato da lavoratori altamente specializzati: molto spesso si tratta di giovani che grazie al lavoro da remoto scelgono di non trasferirsi a Milano, visto l’alto costo della vita. “È chiaro che una decisione come questa, presa senza alcun preavviso, mette in difficoltà moltissimi lavoratori”, commenta Andrea Rosafalco della Fiom. “Per questi è impensabile trasferirsi di punto in bianco in una città diversa: a maggior ragione in una città come Milano, dove i costi degli alloggi sono impossibili, senza parlare dello stravolgimento degli equilibri familiari e personali di vita”.
Una scelta che, ha sottolineato il sindacalista, “contraddice il senso stesso del lavoro delle persone Ubisoft: un lavoro fondato su creatività, autonomia e condivisione degli obiettivi dentro i team”. Se la casa produttrice abbracciasse questa politica sul lavoro da remoto, “tanti sarebbero costretti a lasciare il lavoro e le prospettive e l’esistenza stessa del sito milanese sarebbero messe a rischio”.






