Con il termine scam ads si indicano inserzioni a pagamento progettate per ingannare gli utenti, spingendoli verso falsi investimenti, prodotti inesistenti o offerte costruite ad arte per sottrarre denaro o dati personali. Si va dalle semplici fregature – la clamorosa svendita di prodotti di marca che ci spingono ad acquistare merce inesistente – ai percorsi di truffa più sofisticati. La particolarità, sottolineata da un rapporto firmato da Juniper Research e commissionato dall’app Revolut, è che queste truffe non circolano ai margini delle piattaforme ma passano attraverso i normali circuiti pubblicitari, sfruttandone strumenti, targeting e credibilità. Le incrociamo cioè quotidianamente fra una storia e l’altra su Instagram, per esempio, o fra un tiktok e l’altro. Magari senza neanche rendercene conto.
Nonni sempre più digitali: l’82% utilizza lo smartphone ogni giorno (e il 40% rischia la dipendenza)
20 Gennaio 2026
Il perimetro dell’analisi
L’indagine si concentra sui social media intesi in senso stretto, cioè piattaforme in cui la dimensione sociale è centrale. Rientrano quindi nel perimetro Facebook, Instagram, TikTok, Snapchat, X e LinkedIn. Sono stati esclusi servizi di streaming video e app di messaggistica, una scelta che rende le stime conservative rispetto ad analisi più estese ma che evidenzia comunque un fenomeno di dimensioni sistemiche. E infondo sulle piattaforme di streaming, a ben pensare, il fenomeno risulta meno pervasivo.







