Per gestire al meglio un teatro lirico i tempi sono davvero decisivi. E una carta determinante è quella dell'autonomia delle stesse Fondazioni, davvero indispensabile, come viene spesso ricordato, per ottenere il via libera dai direttori d'orchestra prima che questi prendano altri impegni.

Soprattutto per puntare ai nomi più prestigiosi a livello internazionale. Su queste tematiche si è sviluppato il ragionamento del sovrintendente della Fenice, Nicola Colabianchi, che è intervenuto ieri in occasione dell'audizione al Senato che era stata organizzata proprio per fare luce sulle prospettive della Fondazioni lirico-sinfoniche italiane. Un tema, come è facile capire, molto delicato perchè entra a pieno titolo sul capitolo dell'organizzazione di un teatro. Per tutti questi motivi Colabianchi è stato molto chiaro.

«È necessario avere certezze sulla programmazione dei fondi dello spettacolo: ricordo che siamo l'unico paese che programma a sei mesi». Poi Colabianchi è entrato direttamente nel problema dell'organizzazione delle rassegne e delle stagioni. «Io sto cercando direttori di rango e mi dicono che fino al 2030 sono totalmente impegnati. Se rimaniamo ancorati ad indicazione temporali di 6 mesi, massimo un anno, non siamo nelle condizioni di poter contare su un certo livello di partecipazioni a livello internazionale». Poi il sovrintendente è andato anche oltre sostenendo che il codice dello spettacolo dovrebbe essere «un'occasione storica per sciogliere i nodi che frenano la nostra competitività visto che oggi viviamo in una forma ibrida paralizzante, soffocati da tutta una serie di vincoli pubblicistici». Per questo Colabianchi ha insistito nel chiedere «una maggiore autonomia organizzativa degli enti, garantendo anche la salvaguardia della figura del sovrintendente quale unico organo di gestione».