VENEZIA - Avanti con la nomina di Beatrice Venezi a direttrice musicale del Teatro La Fenice dal prossimo ottobre. Un «investimento sul futuro», per il soprintendente del Fondazione lirico sinfonica, Nicola Colabianchi, che ieri ha chiesto e ottenuto un secondo via libera dal Consiglio di indirizzo, dopo quello già espresso lo scorso novembre. In questi mesi, come noto, le proteste delle maestranze per la nomina di Venezi, non si sono attenuate, anzi, mentre si è organizzato anche un comitato cittadino a loro sostegno, che anima il teatro con volantinaggi e striscioni. In questo clima Colabianchi ha deciso di esporre le ragioni della sua scelta in una lunga lettera da sottoporre all’attenzione del Consiglio di indirizzo, riunitosi sotto la presidenza del sindaco, Luigi Brugnaro. Tutti d’accordo, alla fine, nell’approvare la nomina. Non un voto unanime, ma solo per l’assenza di uno dei consiglieri, il maestro Alessandro Tortato.
Mossa inusuale, visto che la nomina del direttore musicale è «competenze esclusiva» del soprintendente - come ricorda lo stesso Colabianchi nella lettera - ma dettata dal «senso di responsabilità istituzionale». Cinque pagine fitte in cui il sovrintendente prende le mosse dalle vicende di Antonia Brico, direttrice d’orchestra contestata negli Stati Uniti degli anni Trenta del ‘900 in quanto donna. «Figura anticipatrice che il sistema non era ancora pronto ad accettare» riassume Colabianchi. «Rievoco questa vicenda non per spirito di rivendicazione - spiega -, ma per affermare un principio: chi riceve la responsabilità̀di guidare i teatri d’opera e le grandi istituzioni musicali ha il dovere di giudicare e scegliere sulla base di competenza, responsabilità̀e visione, non sulla base di consuetudini o sotto stretta osservanza di modelli di potere ereditati». E anche «la grandezza della Fenice non risiede soltanto nella custodia della tradizione, ma nella capacità di riconoscerne le evoluzioni prima che diventino consuetudine».









