Milano, 10 feb. (askanews) – Oltre 206.336 ettolitri, equivalenti a più di 27,5 milioni di bottiglie. Da questi numeri parte il bilancio dell’ultima annata del Lugana Doc, che in una fase di trasformazione del mercato globale del vino conferma una sostanziale stabilità produttiva e una capacità di generare valore lungo tutta la filiera, in continuità con le annate precedenti agli eventi grandinigeni che avevano colpito il territorio nel 2023.

La buona tenuta della produzione si riflette anche nel posizionamento di mercato. Il Consorzio ha confermato l’obiettivo di collocare il Lugana nella fascia mid-to-premium dei bianchi internazionali. In questo contesto, il prezzo medio a scaffale si attesta a 9,10 euro a bottiglia secondo i dati Nielsen, mentre il valore delle uve si mantiene su una media di 2,08 euro al chilogrammo, secondo le rilevazioni della Camera di Commercio di Verona.

“Al di là dei numeri, ciò che emerge è la straordinaria tenuta del ‘sistema Lugana’. Dopo le sfide climatiche degli scorsi anni, non era scontato tornare a correre con questa autorevolezza” ha commentato il presidente dell’ente consortile, Fabio Zenato, spiegando che “la stabilità che registriamo oggi è il frutto di una scelta di campo precisa: non abbiamo rincorso i volumi a ogni costo, ma abbiamo protetto il valore del lavoro dei nostri viticoltori. Oggi il Lugana non è solo un vino che si vende bene, è un asset territoriale che garantisce sicurezza a tutta la filiera”.