“Brutto. Ma parecchio proprio”. Risuonano ancora in una imbarazzante eco social le parole che l’onorevole Luigi Marattin (Partito Liberaldemocratico) ha rivolto ad Antonio Esposito, giovane e poliedrico insegnante materano, reo di aver commentato, definendolo “indecente”, un post Facebook del politico ex renziano che paragonava le autorità di Gaza City alle SS naziste cercando di minarne la credibilità riguardo la comunicazione del numero di vittime degli attacchi israeliani in Palestina di circa una settimana fa. Antonio Esposito, che tra le sue tante skills vanta quelle di essere un allenatore con patentino Uega B e match analyst calcistico oltre che valente cantautore con addirittura una performance sul palco di Sanremo con la sua “Due Eroi” nel 2017, porta sul viso i segni di una condizione clinica della quale – evidentemente – il deputato non si era accorto, anche se questo certamente non giustifica l’offesa gratuita ricevuta.

Antonio, cosa le rimane da questa vicenda? “L’episodio è stato spiacevole e non ha comportato un’offesa solo per me, ma anche per la memoria di chi non ha retto l'urto di simili violenze verbali, e soprattutto per le famiglie che piangono figli spinti al limite da parole usate come coltelli. Non bisognerebbe mai giocare con la vita degli altri per colmare il vuoto delle proprie idee. Quando un uomo delle Istituzioni parla a un cittadino, checché se ne dica, non c'è una reale parità (ma questo fa parte del gioco dei ruoli). C'è un'asimmetria di potere che impone una disciplina ferrea. Se il potente usa la parola per colpire il corpo dell'altro, sta compiendo un atto di prevaricazione che incrina il patto sociale. La Repubblica si fonda sul riconoscimento della pari dignità, e deridere il volto di chi dissente è, tecnicamente, un atto antirepubblicano”. Tutto è nato da un suo commento in merito ad un post del deputato. La risposta, però, non riguardava il merito della questione ma ha travalicato un limite.