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11 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 7:34
C’è stato un momento, non molto tempo fa, in cui Daniel Casper fissava il soffitto della sua stanza chiedendosi se avrebbe mai più camminato normalmente. Altro che lanciare una pietra su una lastra di ghiaccio. Era la primavera del 2024 e il suo corpo, improvvisamente, aveva smesso di rispondere. Le mani non obbedivano, le gambe tremavano, il dolore era continuo. La diagnosi arrivò dopo mesi di paura: sindrome di Guillain-Barré, una rara patologia neurologica in cui il sistema immunitario attacca i nervi del corpo. Per uno skip di curling, il cervello e le mani della squadra, sembrava una sentenza definitiva. Oggi, meno di due anni dopo, Casper è ufficialmente uno dei volti del Team USA del curling maschile ai Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina 2026.
Una qualificazione che ha il sapore di una vittoria molto più grande di qualsiasi partita. “Penso che sia importante fermarmi ogni tanto e ricordare da dove ero partito”, ammette al sito web olympics.com, con tono riflessivo. “Solo un anno fa non sapevo se avrei mai più giocato a curling. Ora sono semplicemente grato di essere qui”. In mezzo, mesi di farmaci, fisioterapia, ricadute, dubbi. E una stagione, la 2024-25, vissuta quasi interamente ai margini, costretto a guardare i compagni da lontano mentre il suo corpo cercava lentamente di ritrovare equilibrio. Il ritorno sul ghiaccio non è stato immediato né indolore. Casper stesso ammette di non sentirsi ancora al top della forma quando scende sul ghiaccio. Sorride e scherza, però, come se nulla fosse. “Ho un sacco di gente che mi aiuta”, dice. “E almeno, grazie a Dio, non devo spazzare”.












