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11 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 8:05
Parte con il freno a mano il processo contro i social network, nato dalla prima class action italiana, sostenuta dai genitori per tutelare i più giovani dai danni dell’algoritmo. La prima udienza, fissata per il 12 febbraio, è stata rinviata al 14 maggio dal Tribunale delle imprese di Milano. In una nota, esprimono “forte disagio e preoccupazione” le associazioni coinvolte nell’azione giudiziaria collettiva contro Facebook, Instagram e TikTok. Al ricorso hanno aderito il Moige (Movimento Italiano Genitori), Anfn (Associazione nazionale famiglie numerose), Age (Associazione italiana genitori), il Forum delle Associazioni Familiari. Il rinvio del dibattimento sarebbe dovuto alle difficoltà per le notifiche legali in Inghilterra. “Un’ulteriore dilazione nella tutela di migliaia di bambini e adolescenti italiani”, sottolineano le sigle.
Intanto, il Moige ha lanciato una raccolta firme sul suo sito, per chiedere a governo e Parlamento una legge sul divieto dei social per i minori di 16 anni. La proposta c’è, ma è congelata in Commissione al Senato da ottobre 2025. Palazzo Chigi ha imposto l’alt, malgrado il disegno di legge rechi come prima firma quella di Lavinia Mennuni, senatrice di Fratelli d’Italia. Intanto, l’obbligo di verifica dell’età è slittato anche per i siti pornografici.






