Parte da Torino la class action dei genitori contro Meta e TikTok con l’obiettivo di impedire agli under 14 di accedere ai social network. L'azione contro le due big tech è stata lanciata dallo studio legale Ambrosio & Commodo, su mandato del Movimento italiano genitori (Moige) e di un gruppo di famiglie. Secondo i genitori infatti piattaforme come Facebook, Instagram e Tik Tok "consentono facilmente l'iscrizione illegale dei minori, violando le normative nazionali e compromettendo la protezione che il legislatore ha voluto garantire ai più piccoli". Il ricorso è stato depositato al tribunale di Milano, competente per materia, la prima udienza è fissata il 12 febbraio 2026. "A nostro avviso – dice Antonio Affinita, direttore generale del Moige – la protezione dei minori non solo non viene perseguita adeguatamente, ma addirittura danneggiando i minori tramite algoritmi che creano disagi e dipendenza. Questa azione legale pertanto costituisce un passo urgente necessario”.
La class action arriva dopo due anni di lavoro: gli avvocati Stefano Commodo, Stefano Bertone, Fabrizio Lala e Daniele Lonardo coordinano l’azione legale, i legali si sono avvalsi di alcuni consulenti che hanno contribuito a creare il ricorso fra cui la psicoterapeuta Marta Cacciotti (componente dell’Osservatorio sulle dipendenze), Stefano Faraoni (professore assistente di diritto all'Università di Birmingham) e Tonino Cantelmi (professore di cyberpsicologia all’Università di Roma) che hanno fornito il supporto scientifico. "La corteccia prefrontale – osserva Cacciotti – raggiunge la completa maturazione in età adulta, intorno ai 25 anni, mentre le sollecitazioni dell'eccesso di esposizione digitale possono provocare danni sia per l'eccesso che per il difetto di dopamina". In sostanza – spiegano gli esperti – la dopamina, neurotrasmettitore noto come "ormone del piacere" rappresenta l'espediente attraverso cui "Meta e Tik Tok condizionano le menti dei minorenni".








